La percezione del rischio: un processo decisionale fondamentale

Cos’è la percezione del rischio? Perchè ho paura di questo, ma non di quello?

Nello scorso articolo abbiamo parlato del valore evolutivo della Paura, che nonostante sia considerata un’emozione negativa e sgradevole, ha in realtà l’importantissima funzione di proteggerci da quello che potrebbe potenzialmente essere pericoloso.

Ognuno di noi percepisce in maniera diversa ciò che può essere pericoloso e cosa no, per questo non siamo tutti spaventati dalle stesse cose.

La percezione del rischio è un processo cognitivo molto importante, che orienta i comportamenti delle persone di fronte a decisioni che coinvolgono dei possibili pericoli: rappresenta infatti la capacità dell’individuo di rendersi consapevole di ciò che ha intorno, ed esistono diverse ragioni che inducono le persone a percepire alcune attività rischiose ed altre meno, con differenze anche marcate tra diversi individui. (Slovic, 2001)

Come abbiamo visto, una buona strategia per abbassare il livello di paura è cercare di conoscere quello che ci spaventa, in modo da renderlo ai nostri occhi più prevedibile. D’altra parte però, la nostra mente funziona in maniera selettiva, quindi, anche se crediamo di vedere e sentire tutto semplicemente prestandovi attenzione, in realtà non è così; questo potrebbe portarci a sviluppare una visione molto semplificata della realtà, causando una sottostima del rischio percepito.

Anche la valutazione soggettiva rischi/benefici influenza le nostre scelte: se un determinato comportamento ci procura un beneficio, allora il rischio ad esso connesso sarà percepito in misura minore.

Il rischio po’ essere addirittura percepito come positivo, quando è associato a una motivazione rilevante e promette vantaggi immediati; gli svantaggi non sono evidenti, quindi “vale la pena”.

Percezione del rischio: il funzionamento del cervello

Come sempre, vediamo in breve come agisce il nostro cervello: ogni decisione è il risultato attraverso il quale attribuiamo valore a quello che osserviamo: semplificando, costruiamo una sorta di mappa mentale, in 5 fasi:

  1. raccogliamo i dati, grazie alle nostre capacità attentive (influenzate da fattori individuali come credenze, interessi, aspettative);
  2. filtriamo e selezioniamo tali dati, in maniera più o meno inconsapevole;
  3. le informazioni così ottenute vengono organizzate in schemi, a cui attribuiamo un preciso significato;
  4. parte delle informazioni vengono conservate nella memoria, per utilizzarle al momento opportuno;
  5. è così che arriviamo infine a valutare l’informazione che ci troviamo davanti, in modo da influenzare di conseguenza i nostri successivi comportamenti.

In generale, le nostre percezioni sono influenzate da tantissimi fattori.

Prima di tutto la nostra cultura di appartenenza: l’essere umano impara per imitazione, quindi è naturale che l’osservazione dell’ambiente intorno a noi determini i nostri valori.

Gli studi scientifici

Alcuni studi (link infondo all’articolo) hanno osservato anche una differenza di genere, secondo cui le donne mostrerebbero una maggiore consapevolezza del rischio e una migliore gestione della prevenzione dovuta all’educazione ricevuta e al ruolo sociale.


L’uomo sarebbe invece maggiormente esposto ed incline ad attività rischiose, con una minore percezione del rischio per effetto dell’esperienza, ma anche del ruolo sociale che lo vede come “più forte” (Flynn, et al., 1994; Finucane, Slovic, Mertz, Flynn e Satterfield, 2000) .

La percezione del rischio varierebbe anche in rapporto all’età. Contrariamente a quanto avviene in ambito lavorativo (dove sono i giovani a infortunarsi maggiormente) in ambito domestico sono gli anziani ad avere una percezione del rischio alterata e ad andare incontro a incidenti più gravi.

Per quanto riguarda la genitorialità, infine, possiamo ipotizzare che la presenza di una relazione affettiva coinvolgente (come quella genitore-figlio) induca i genitori a sovrastimare la probabilità di accadimento dell’evento rischioso, come se lo stimolo (l’evento rischio) attivi nel genitore uno stato d’animo (la preoccupazione o la paura) in grado di alterare la percezione del rischio.

Fonti e approfondimenti: 1, 2 e 3.

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